Per non essere responsabili

Una riflessione (in ritardo) sul tema della stepchild adoption.

Mettetevi nei panni di un magistrato.

Deve applicare la legge, sempre, anche se in contrasto con le proprie convinzioni.

Ora immaginatelo a decidere della sorte di un bambino cresciuto da due papà o da due mamme, rimasto orfano, e che non capisce come mai non lo lasciano rimanere con l’altro papà o l’altra mamma.

Lui ci vuole stare, con l’altro papà o l’altra mamma, piange a dirotto e si dispera.

Due drammi in uno, muore un papà o una mamma e viene separato dall’altro papà o dall’altra mamma.

Mettetevi nei panni del magistrato, dicevo.

Magari ce lo vorrebbe lasciare, quel bambino, con l’altro papà o l’altra mamma, è evidente l’amore che li lega come è pure evidente che per un bambino è meglio stare con persone che ti amano e che darebbero tutto per te.

Ma non può, per la legge quel genitore è un estraneo.

Dura lex, sed lex dicevano gli antichi (a ragione), se per la legge quel genitore è un estraneo il magistrato non ha scelta, deve affidare il bambino ai servizi sociali, strappandolo al suo papà o alla sua mamma.

Anche se fosse convinto che sarebbe meglio lasciarcelo, con il suo papà o la sua mamma, dovrebbe farlo.

Non è un dramma, questo? Il terzo dramma della storia?

Ecco, se non faremo in modo che questa legge non sia una Dura lex, la responsabilità di questi drammi sarà anche nostra.

Di tutti e tre i drammi.

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